Due strade di alta collina (da Predappio S.S.9 ter e S.P. 23) ed una di vallata (da Forlì verso Firenze S.S.67) conducono, con prospettive panoramiche diverse ma ugualmente suggestive, al solare abitato di Rocca San Casciano.
E’ giudizio concorde degli storici che qui (V e IV secolo a.C.) si insediarono popolazioni galliche provenienti dalla pianura padana.
Ma anche i romani, un secolo più tardi, risalirono il corso del fiume Acquacheta (o Montone), che all’epoca era detto Casatico. Quest’ultimo toponimo si ritrova in un documento del 882 nel quale si fa riferimento al popolo della Pieve di San Casciano in Casatico, a dimostrazione che un centro si sviluppò intorno alla Pieve.
La fortezza fu poi ampliata da Maghinardo da Susinara che vi aggiunse i torrioni. Passò quindi ai Manfredi di Faenza e ai De’ Calboli di Forlì, l’ultimo dei quali, in cambio di onori e cariche, la cedette per testamento a Firenze (1382). Ne divenne Podesteria con giurisdizione civile e nel 1660 fece parte della Provincia minore. Nel 1784 vi fu trasferito il Tribunale Criminale. Nel 1923 divenne parte della provincia di Forlì.

Piazza Garibaldi
E’ il cuore del paese, nel singolare perimetro triangolare si colgono i segni più chiari dell’influenza toscana come la pavimentazione in cotto recentemente restaurata, circondata da bassi e caratteristici portici le cui colonne sono di pietra forgiata a scalpello, ben si è adattata nel corso dei secoli al suo ruolo di luogo di mercato e di fiere. Qui, tra ‘700 e ‘800, si svolgevano i mercati della seta a cui affluivano i produttori dalla Toscana e dalla Romagna. Ancora oggi si svolge il mercato settimane del Mercoledì nonché le fiere e le manifestazioni più importanti.
Sulla piazza si affacciano palazzi cinque-seicenteschi appartenuti alle nobili famiglie rocchigiane ed antiche osterie.

•Palazzo Pretorio (Piazza Garibaldi)
E’ stato per qualche centinaio di anni luogo deputato ai dibattiti ed alle decisioni della comunità. Oggi se ne può ammirare solo la facciata in quanto è adibito ad abitazione privata.

•La Torre dell’Orologio (Piazza Garibaldi) Risale alla fine del ‘600 la slanciata Torre dell’orologio, o Torre Civica, ubicata accanto al Palazzo Pretorio. Alla sua sommità un orologio, risalente agli ultimi decenni del ‘500, scandiva le ore, ed una campana chiamava a raccolta, in speciali occasioni, “tutti gli uomini tra i 15 e i 60 anni”. La campana ha una bella storia che risale al 1780, anno della sua fusione, e si intensifica durante l’ultima guerra quando fu “condannata” alla fusione per trarne canoni. Ma lanciata nel vuoto su un letto di sabbia rimase pressochè intatta decretando la proprio salvezza e tornando al posto originario.
•La Vergine Addolorata
Nella nicchia ricavata sul fronte della Torre civica è custodita questa statua settecentesca in terracotta. La spada che trafigge il cuore della Vergine, che sembra piangere per le sventure toccate al paese, è invece molto più antica essendo stata realizzata da un armaiolo bresciano nel 1542.
•Le antiche carceri (Piazza Garibaldi)
Il piede della Torre civica, fino a qualche anno fa occupata dalla bottega di un artigiano calzolaio chiamato “Sgalì”,  è oggi visitabile per ammirare gli strumenti e gli attrezzi usati dal “ciabattino”.
In passato ospitò per diverso tempo una parte delle Carceri, che sorsero, forse, insieme al Tribunale nel 1836. In un’altra parte delle carceri, alle quali si accede dalla piazza del Buginello, è ospite una mostra di pietre dure visitabile su prenotazione

Chiesa del Suffragio (Piazza Garibaldi – Visitabile su prenotazione – tel 0543-960203)
Costruita dopo che il terremoto del 1661 aveva compromesso l’antica pieve ubicata poco fuori le mura, accanto alla casa in via Marconi che ancora, dopo due secoli, è la residenza canonica dei pievani di Rocca, la Chiesa del Suffragio divenne il punto di riferimento dei fedeli che precedentemente si erano rivolti alla pieve plebana. Come ricorda anche l’iscrizione riportata sull’arco che anticipa il presbiterio, è dedicata al culto dei morti e un attento restauro, seguito con amorevole cura dal parroco don Luigi Maretti e dai paesani, ha fatto del Suffragio un’autentica pinacoteca. Al suo interno, ad una navata, gli stucchi e gli affreschi sono stati accuratamente conservati, dietro all’abside c’è ancora il pavimento originario del ‘700 e le tende in alto, che riportano la spada e l’ancora, sono state tessute a mano e dipinte seguendo scrupolosamente gli antichi disegni.
All’interno: S.Donnino e S.Ellero, dietro all’altare maggiore è collocato questo bassorilievo in pietra, proveniente da S.Donnino, raffigurante due monaci che si abbracciano, identificati nella tradizione popolare nei Santi Donnino ed Ellero.
Trinità e il Cristo morto, tavola dipinta con il Cristo sorretto dalle braccia di Dio Padre, datata Firenze 1564, opera del pittore fiammingo di Bruges, Giovanni Stradano (1523-1605)
Madonna in adorazione del Bambino, S.Giovanni e un coro di angeli, tondo in terracotta invetriata attribuita alla scuola di Andrea della Robbia (1439-1525). L’opera, di grande pregio e molto amata dalla comunità rocchigiana, proviene dall’Abbazia di S.Donnino ed è collocata nella parete di destra.
Crocifisso ligneo, in fondo a sinistra, nella teca di vetro di fronte al tondo robbiano, è custodito questo Crocifisso ligneo del XV secolo di scuola toscana. Ricoperto di bianco per lungo tempo, era stato considerato opera in gesso di scarsa importanza.

Il Ponte Vecchio
(Da Piazza Garibadi)

Costruito primi anni del 1600, insieme al Ponte Nuovo segna gli attraversamenti sul corso capriccioso del fiume Montone. In corrispondenza del suo bordo il fiume disegna una grande ansa che le piene rendono larga e minacciosa. Ma il ponte, che all’epoca del grande terremoto aveva 50 anni, ha dimostrato una sorprendente solidità. Oltre il terremoto del 1661, ha retto la memorabile piena del 1744, quella del 1939 e la piena contemporanea a quella di Firenze del 1963.

 

Chiesa di S.Maria delle Lacrime
(Via Cairoli – Visitabile – tel 0543-960203)
E’ costruita sul luogo dove sorgeva un’altra chiesa di origini molto antiche gravemente danneggiata dal terremoto e poi abbattuta per far posto a quella attuale. Iniziata nel 1776, e lasciata momentaneamente sospesa per la morte prematura del pievano Ambrogio Tassinari che ne aveva voluto l’avvio, fu completata nel 1784 grazie anche alla volontà del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena il quale, passato per Rocca S.Casciano nel 1781, ordinò che la chiesa fosse completata a spese del pubblico erario. La nuova pieve veniva formalmente consacrata il 3 maggio 1787 dal vescovo di Bertinoro, monsignor Colombani, dedicandola a S.Cassiano e alla Beata Vergine delle Lacrime, che qui era stata nuovamente riposta.
All’interno: Crocifisso, opera in legno, di matrice fiorentina, risale al XV secolo. Collocato precedentemente nell’Oratorio dedicato alla Madonna, rimasto illeso durante il terremoto del 1661.
Fonte battesimale, datato 1450 riporta nel marmo gradevoli decorazioni floreali. Si trova all’ingresso, protetto da un’inferriata. Sul bordo superiore la scritta recita “VENTURA DE ABBATIBUS DE CESENA EPISCUPUS BRETINORIENSIS MCCCCL”. Sul fondo del bacino è raffigurato un leone rampante. Probabilmente il fonte proveniva dall’antica pieve.

Madonna delle Lacrime
Bassorilievo in terracotta dipinta, risalente all’inizio del secondo decennio del ‘500, riportata alla condizione originaria da un recente restauro (nel secondo altare sulla destra).
E’ il pezzo più importante della Chiesa. L’immagine è ritenuta miracolosa in seguito al pianto registrato il 17 gennaio 1523. Il miracolo, avvenuto nell’antica pieve dedicata a Maria presso la quale era custodita l’immagine, è documentato da più fonti. Quel pianto, che durò cinque ore e lasciò a lungo tracce sul volto della Madonna e del Bambino, fu, secondo l’abate Antonio Ficai di Firenze che predicò a Rocca San Casciano per le Quaresime del 1847 e del 1851, pronostico di gravi sventure, fra cui, principalmente, il terremoto del 1661.
Nonostante l’effetto devastante di quel sisma l’immagine della Madonna rimase illesa su un muro rimasto intatto fra la generale rovina della pieve e ad essa la comunità rocchigiana affidò la salvaguardia del paese. Collocata nella Chiesa attuale il 26 ottobre 1784, nel 1950 fu posta nell’altare in marmo dove si trova oggi. Segno della devozione popolare verso la Madonna è la festa con la processione durante la quale l’immagine viene trasportata per le vie del paese.

La festa dei Falò
(Esterno di palazzo Tassinari, via Buginello)
La ceramica policroma di Dario Valli rimanda alla grande tradizione del paese concentrata intorno alla Festa dei falò, rito di tradizione pagana che infiamma il paese di fuochi e di feste in una disfida che vede impegnati i tre rioni Mercato, Buginello, Borgo

I dintorni

Il Castellaccio
(Su un’altura a 500 metri dall’abitato, visitabile solo all’esterno)
La cima del Castellaccio domina l’abitato di Rocca S.Casciano e si profila in più punti sopra i tetti delle sue eleganti case di stile toscano. E’ la parte che resta, la torre è alta 15 metri, dell’antica rocca munita di mura, dopo i crolli avvenuti per il terremoto del 22 marzo 1661. La fortificazione (XIV secolo) deve la sua costruzione ai conti Guidi di Dovadola. Ancora nei primi anni del dopoguerra i cunicoli sotterranei e le segrete della costruzione, in buona parte crollata a causa degli smottamenti cicostanti, erano perfettamente percorribili.

Abbazia di S.Donnino in Soglio
(A 4 chilometri dall’abitato di Rocca S.Casciano, in direzione S.Zeno/Premilcuore – Visitabile – Tel 0543-960545)
Si tratta di una bella costruzione a fortilizio, eretta intorno al Mille su un colle a 480 metri s.l.m.. Fu una delle potenti abbazie Benedettine della Romagna Toscana. La chiesa primitiva aveva forma basilicale a tre navate, documentata sin dal 1214. Soppressa dopo il Concilio di Trento durante una visita dell’archivesco di Milano S.Carlo Borromeo in viaggio fra Ravenna e Roma, alcune delle opere esitenti all’interno furono trasportate nella Chiesa del Suffragio. All’interno dell’Abbazia è visibile l’ affresco “Episodi della vita di San Donnino”, della fine del XIV secolo, opera tardo gotica, che stilisticamente si richiama alla scuola riminese e a quella coeva bolognese. Ripetutamente restaurato ma tuttora in stato precario.

Bassorilievi dei quattro evangelisti
Collocati sulla facciata esterna della chiesa, ridotta ad un’unica navata nel XVIII secolo, sono simboli di epoca romanica provenienti dalla primitiva abbazia. Furono infatti riutilizzati per costruire la chiesa attuale.