Costruita dopo il terribile terremoto del 1661, che fece molte vittime in paese, e dedicata alla Madonna del Suffragio (da cui il nome), cioè al suffragio di questi e di tutti i morti, appartenne alla Confraternita della Misericordia e delle Sacre Stimmate, di cui restano ancora tracce nelle braccia incrociate degli stucchi.
Sulla facciata campeggia un’opera in cotto eseguita e donata dal rocchigiano Giuseppe Frattagli, raffigurante una barca nel mare in tempesta, mentre Cristo attende a riva, e il Castellaccio di Rocca sullo sfondo. La finestra della facciata è arricchita da una vetrata colorata, raffigurante il patrono del paese San Cassiano, opera di un artista milanese, donata dal rocchigiano Franco Assirelli negli anni Ottanta del Novecento.

Come ricorda anche l’iscrizione riportata sull’arco che anticipa il presbiterio, è dedicata al culto dei morti, per anni è rimasta abbandonata e utilizzata come magazzino per la raccolta del cartone gestito da Don Vittorio Fabbri il cui ricavato serviva all’attività della parrocchia e all’acquisto dell’ambulanza, ma qualche decenno fa è stato effettuato un attento restauro, seguito con amorevole cura dall’allora parroco don Luigi Maretti e dai paesani, trasformando il Suffragio in un’autentica pinacoteca, qui infatti sono state raccolte le più importanti opere d’arte del territorio, catalogate e in buona parte restaurate.
Visitandola si possono ammirare secoli di storia di Rocca San Casciano.

 

Entrando da destra si trova:

  1. Una tela raffigurante San Sebastiano.
  2. Poi arriva il pezzo forte del Suffragio: Trinità e Cristo Morto (1564) una tavola di Giovanni Stradano (Bruges 1523 – Firenze 1605), il pittore fiammingo che lavorò molto a Firenze. L’opera riporta la firma dell’autore e rappresenta la Deposizione o SS. Trinità (dalle tre persone divine presenti). In basso a destra la figura orante di un devoto, il committente, forse uno della famiglia rocchigiana Assirelli. L’opera si trovava fino alla fine degli anni Trenta del Novecento nella pieve di S. Maria, proveniente forse dalla vecchia pieve. Il giudizio sulla bellezza e la raffinatezza di quest’opera di grande respiro europeo è lasciato alla sensibilità del visitatore.
  3. Al centro della parete, in una cornice di stucchi originali, è posta una tela raffigurante la Madonna, Sant’Anna e San Vincenzo Ferreri.
  4. Sotto sono collocate xilografie acquerellate con stazioni della via crucis della fine del Seicento, opera del pittore A. Zatta e dell’incisore D. Valdesi.
  5. Si può ammirare quindi uno dei pezzi più preziosi del luogo: Madonna in adorazione del Bambino, San Giovanni e un coro di Angeli un tondo di ceramica invetriata, opera bellissima attribuita alla scuola di Andrea della Robbia, proveniente dall’abbazia di San Donnino. La vergine Madre è in adorazione del Bambino, attorniata da San Giovannino e da tre angeli che sorreggono un nastro svolazzante, con la scritta evangelica “Verbum caro factum est (il Verbo si fece carne) e note musicali. Le figure sono bianche, mentre il colore di fondo è un commovente azzurro. Un ramo di palma verde e dei gigli arricchiscono la scena, racchiusa da una multicolore ghirlanda di fiori e di frutta, tipici firme dell’arte robbiana, che gira attorno al medaglione. Per il giudizio e l’approfondimento vale quanto detto per Stradano.
  6. Sopra è esposta una tela settecentesca raffigurante San Luigi Gonzaga.
  7. Sul soffitto del presbiterio si trova un affresco raffigurante la Trinità.
  8. Sull’altar maggiore si può ammirare l’immagine della Madonna del Buon Consiglio, entro una ricca cornice barocca.
  9. A destra una grande tela proveniente dalla chiesa di Calbola con l’Assunzione in Cielo di Maria.
  10. A sinistra la Madonna del Carmine che sorregge Gesù e ai suoi piedi San Francesco e San Domenico e dietro il committente, in alto un coro di angeli.
  11. Sulla parete di fondo al centro, in alto fra le finestre, entro una cornice di stucchi, una bella tela del Rosetti, rappresentante la Madonna del Carmine che offre la mitra vescovile a un frate carmelitano.
  12. Sotto, due tele: il Sacro Cuore e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
  13. Al centro: un bassorilievo preromanico dell’XI secolo, proveniente dall’abbazia di San Donnino, raffigurante due giovani che si abbracciano o i “Santi gemini” san Donnino e sant’Ellero, idealmente coetanei nell’opera di evangelizzazione, secondo una leggenda che li voleva collaboratori mentre costruivano le rispettive abbazie (San Donnino di Rocca San Casciano e Sant’Ellero di Galeata), lanciandosi il martello per squadrare le pietre.
  14. Scesi dal presbiterio, sulla parete sinistra: ecco un Crocifisso quattrocentesco in legno di olivo, proveniente dalla chiesa di Calbola, di scuola toscana è stato per tempo ricoperto di garze e gesso ed era stato considerato opera di scarsa importanza, grazie alla passione per l’arte di Don Marcello Vandi è stata riportato al suo splendore.
  15. Due sculture preromaniche provenienti dall’abbazia di San Donnino, una rappresenta due colombe che si abbeverano, il simbolo dei Camaldolesi, l’altra un fregio.
  16. Sopra la nicchia una tela seicentesca che raffigura la comunione spirituale di San Stanislao Kostka con Sant’Irene d’Alessandria.
  17. Al centro della parete, dentro una cornice di stucchi, la tela settecentesca rappresenta San Francesco che riceve le stimmate.
  18. Sotto. Altre stazioni della via crucis, come nella parete opposta.
  19. Verso l’uscita si trova il grande quadro: la Crocifissione (1600 ca.) un tempo nella pieve di Santa Maria, attribuita al pittore Giovanni Moroni risalente alla metà dei Seicento. La scena è dominata da Cristo in croce che si staglia su di un cielo tempestoso; in basso Santa Maria Maddalena abbraccia la croce; sulla destra San Giuseppe e San Domenico; sulla sinistra San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria.
  20. Vicino all’uscita tela di San Girolamo.
  21. In alto, sotto la vetrata: opera proveniente dalla soppressa chiesa di S. Lucia: Gesù Bambino, Sant’Antonio e S. Lucia.