Federigo Cappelli (1822 – 1880) è di origini modeste, di Rocca San Casciano; compie un apprendistato presso una legatoria di Firenze e colà sposa la figlia di un tipografo: è il suocero che lo incoraggia ad acquistare un vecchio torchio del 1747 per 85mila lire e iniziare così l’attività. La tipografia sta proprio nella piazza del paese e stampa di tutto, dalle poesiole per i matrimoni ai manifestini, alle letture popolari in fogli volanti, e in seguito annuari, opuscoli, ricerche di araldica. Rocca San Casciano era stato scelto dal duca Leopoldo II come centro direzionale amministrativo della Romagna-Toscana ed era anche sede tribunalizia. Le prime noie giudiziarie arrivano a Federigo perchè questi pubblica allegramente le poesiole anti-austriache degli amici, ma poi l’impegno politico si fa serio allorquando il Granducato ha termine e la Toscana entra a far parte de Regno Italico.

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Licinio Cappelli

Nel 1860 Federigo Cappelli sostiene la campagna del Guerrazzi e si batte anche per la nascita della Fratellanza artigiana della quale è Presidente dal 1863 fino alla morte. Figli ne ha parecchi: dalla prima moglie un Licinio morto in fasce; dalla seconda (sorella della prima) Licinio, Carolina, Elvira, Emilio; dalla terza, Letizia Raggi, non ne ha. Il secondogenito Licinio inizia a collaborare con lui sin dal 1878, ma proprio in quell’anno il padre lo manda a Firenze per sostenere l’esame di ammissione alla scuola degli Scolopi, pensando che l’istruzione avuta fino a quel momento, elargita da un sacredote del paese, non fosse sufficiente. Ma Licinio non ha nessuna intenzione di studiare a quel modo e scappa, ritornando a casa a piedi.
Dopo soli due anni Federigo muore lasciando solo debiti.
Licinio rileva la tipografia e il motto paterno, “volere è potere” diventa suo: ha appena quindici anni. Faticosamente, un po’ alla volta, salda tutti i debiti al notaio Agostino Berti, tutore dei minori Cappelli e titolare della gran parte dei crediti verso il defunto Federigo. Inizia quindi la pubblicazione di cose più serie, finanche volumi. Nel 1887 sposa Antonietta Casati, che gli darà cinque figli maschi. Ha un consolidato rapporto di amicizia con Giovanni Battista di Crollalanza, insieme al quale stampa il Giornale Araldico Genealogico Diplomatico, l’unica rivista del genere ad avere dignità e durata nel tempo.
Crollalanza nel 1875 era stato il fondatore e Presidente dell’Accademia Araldica Italiana: alla morte di questi, il figlio Goffredo prenderà in mano il Giornale Araldico, che continuerà le pubblicazioni fino al 1904. Solo nel 1899 esce dalla tipografia di Rocca San Casciano il primo volume con la scritta “Licinio Cappelli Tipografo Editore”.

Per caso i primi voulmi stampati sono di autrici e Cappelli intuisce il potenziale della stampa femminile, di e per le donne. Pubblica così le prime riviste: Iride, un mensile di 30 pagine di storia dell’arte, e Rassegna Bibliografica dell’Arte italiana. Nel 1882 rileva la pubblicazione Cordelia dai fratelli Ademollo di Firenze, e con questo giornale finalmente compie il salto di qualità capace di accreditarlo presso una nuova e vasta fetta di pubblico. Di fatto il De Gubernatis non era più l’editore ed è Licinio Cappelli che guida la rivista, almeno fino all’arrivo di Ida Baccini nel 1884. Anche da questo intuisce che la letteratura femminile avrà uno sviluppo esponenziale, e vara alcune collane tra le quali la Biblioteca di Cordelia.

Nel 1900 per l’assassinio di Umberto I Licinio Cappelli, buon monarchico, manda una corona e stampa un opuscolo commemorativo, ma viene attaccato dalle forze politiche di sinistra di Rocca San Casciano. Ciò lo porta alla decisione di lasciare il paese romagnolo e di trasferirsi a Bologna. Entra in società con Luigi Beltrami per la conduzione dell’antica libreria Treves in via Farini, di cui nel 1912 rileverà tutte le quote. Cerca di acquistare la libreria-tipografia e il marchio editoriale di Zanichelli, salvo tirarsi indietro all’entrata in scena di Bemporad. Di quel periodo rimangono pochi volumi con la scritta “Ditta Zanichelli di L. Beltrami e L. Cappelli” stampati intorno al 1906.
Nel 1911 nasce la Biblioteca dei Ragazzi. Nel 1914 trasferisce a Bologna anche la sede della casa editrice, gli uffici direzionali, il magazzino, l’amministrazione, lasciando a Rocca San Casciano solamente la tipografia. Cambia il motto, assumendo il verso petrarchesco “col buon voler s’aita”. In scuderia ha al suo attivo un buon numero di scrittrici tra le quali Jolanda e Tommasina Guidi, e ristampa l’opera omnia di Alfredo Oriani, autore che all’epoca andava per la maggiore; inoltre tra il 1927 e il 1930 l’opera omnia di Leopardi, e nel 1930 affida a Giovanni Gentile la collana Classici del pensiero politico. Si aggiudica l’appalto per l’edizione nazionale delle opere di Giuseppe Garibaldi, che stampa tra il 1932 e il 1937 in sei volumi.
Ormai è un uomo arrivato e l’azienda è fiorente. Di fede fascista, tra il 1932 e il 1938 è podestà a Rocca San Casciano, dove esercita con grande autorevolezza; collabora con Luigi Pazzi, cognato del figlio Federico, e la di lui moglie Bice Rivolta, responsabile del Fascio Femminile.

Inoltre dà avvio a lavori di riqualificazione del paese: la Casa del Fascio, la cappella votiva, un nuovo cimitero, un edificio scolastico e un nuovo palazzo comunale. Anche il figlio Federico è nel Fascio, ha partecipato nel 1922 alla marcia su Roma, è membro del direttorio della Federazione provinciale, segretario e poi assessore comunale. Tutta la famiglia Cappelli ha sempre sostenuto il Regime e non sappiamo quale fu la reazione alla sua caduta. Tuttavia in qualche modo riuscì a sottrarsi a qualsiasi azione epurativa. Licinio Cappelli muore nel 1951.

 

Fonte: Letteratura dimenticata